• 1 Post
  • 24 Comments
Joined 3 years ago
cake
Cake day: September 26th, 2023

help-circle



  • mi permetto una piccola osservazione sul “profitto”.

    Verissimo che c’è un forte bisogno di avere qualsiasi cosa che non sia basata sul profitto. Tempo fa però avevo fatto una riflessione sul mio profilo, in cui sostenevo che se si vuole che il Fediverso cambi un po’ devono cambiare anche gli utenti.

    Quello che manca (lo dico da fotografo e videoamatore) è la possibilità di coprire le spese che mi consentono di starci, nel Fediverso. Parlo di costi per i software, licenze, costi di hosting. E sì, lo so che la maggior parte degli open source è gratuita, ma non si fa che spostare il problema: chi crea quei software deve sopravvivere.

    Quindi, per tornare al discorso, profitto è una parola che lascerei alle Big Tech, ma è indubbio che gli utenti del Fediverso dovrebbero abituarsi a dare (più) sostegno o nel lungo termine la piattaforma non sarà sostenibile. Il sostegno non deve essere per forza economico, lo si può dimostrare in tanti modi, anche condividendo i post e le cose interessanti che si trovano. (Vedo ancora troppa poca condivisione; quasi nessun post è rilanciato).

    Se il tutto continua a basarsi sul volontariato, non vedo un grosso futuro; se non altro perché altre piattaforme risulteranno sempre più appetibili e i costi ci saranno sempre.












  • Signori, tutto è perfettibile, ma credo che in un momento storico come quello che stiamo vivendo, questa sia una grande notizia. Giustamente volevamo sovranità digitale, volevamo che “qualcuno” in Europa facesse qualcosa: eccolo, questo è uno dei tanti qualcosa.

    Pensate che dire alle aziende “usate libre office” avrebbe funzionato (visto che finora non ha funzionato)? Certo che no.

    I manager vogliono costi certi, piattaforme scalabili con IA (perché ormai ce l’hanno tutti, e molti non capiscono che è uno specchietto per le allodole, però la vogliono). Insomma, un’alternativa ai prodotti di Microsoft deve avere come minimo le stesse caratteristiche.

    Credo che Office.eu si rivolga proprio a questo tipo di clienti; ovvio che il privato può già benissimo usare LibreOffice o similia.







  • se non c’è nessuno che te lo paga, non si inizia. Prova tu a raccogliere soldi in italia (sia lato burocratico, sia lato “chi te li da”). Sviluppatori open italiani importanti ci sono, ma contribuiscono a progetti esteri.

    Eppure non sarebbe neanche troppo difficile: “sgravi fiscali e/o contributi statali o europei [qualcuno ha detto PNRR] ma solo se sviluppi software Open Source”.

    Fine.

    Il punto, temo, è che alla base manca la cultura per capirne il valore, e questa assenza di cultura è poi quella che fa dire al mega-manager “mi metto con Micro$oft, così non mi lascerà mai a piedi, e poi a conti fatti costa anche meno, non devo avere sviluppatori in casa”.

    Ho conosciuto dirigenti che in cambio di un costo fisso e certo, imputabile alle passività (=servizi) sarebbero capaci di ipotecare persino la madre.

    In sostanza, il FOSS viene percepito con zero valore e il software proprietario la soluzione a qualsiasi cosa, poco importa se non è nemmeno del nostro continente.

    Finche non ribaltiamo questa frittata mentale, vedo poco futuro.